53 - ALL'EX CAPPUCCINO COSTANTINO LONGARETTI CHE, VILLEGIANDO DA TOMMASO BUSSI SUL LAGO D'ORTA, MANDÒ AL PORTA UN CESTO DI DRESSI

Carlo Porta (1775–1821)

Poesie

ALL’EX CAPPUCCINO COSTANTINO LONGARETTICHE, VILLEGIANDO DA TOMMASO BUSSISUL LAGO D’ORTA,MANDÒ AL PORTA UN CESTO DI DRESSI

Grazie, grazie, o Reverendo,de’ tuoi merli, de’ tuoi tordi,ma più ancor perché comprendoch’io non sfuggo a’ tuoi ricordi:

ché, sebben da me discostovivi i dì, grati e felici,il tuo cuor sta saldo al posto,vòlto sempre ai primi amici.

Quanto ai tordi, quanto ai merlieran pingui, freschi, saniche una gioia era il vederli,il parparli colle mani;

ma la gioia la più intensaquella fu de’ convitatiallorquando sulla mensacaldi caldi fur poggiati.

Volti in candide indumentacon lardosa maestàsedean sopra una polentacome i turchi sui sophà

e l’olezzo che d’intornosvolazzava a’ commensalinon aveva invidia un cornode’ profumi orientali.

Ti ricordi sulla scenad’aver visto come rattead un cenno, a un fischio appenason le tele a noi sottratte?

Tal disparve in un istantequel trionfo agli occhi nostriné rimaseci d’inantefuor che un monte d’ossa e rostri;

ma allor quando poi da’ ceffila contenta comitivatolse i baffi ed i sberleffiscoppiò fuori in questi evviva:

Viva il bravo ex Francescanoche non è più de’ balordise ci dona a larga manobuoni merli e buoni tordi!

Gli risani il ciel pietosoquei polmoni semi offesi,onde schivo di riposoprema i monti più scoscesi

e s’inoltri in quei recessi,ove astuto il cacciatorealli tordi, ai merli, ai dressitende il laccio ingannatore,

onde possa... Ma qui taccio,ché non vuò che il mio Tommasocreda ascoso un altro lacciosotto quel ch’io parlo a caso.

E Tommaso, quell’Angelicomio dottor del venerdì,che me pasce ognor famelico,con ragion può dir così,

ma a te sagra reverenzadella razza questuariastarà a carco di coscienzal’induzione temeraria,

né alcun papa al caso foradi levarti gli interdetti,se a piantar de’ becchi ancorain mia casa ti permetti;

ma poiché dagli incidentifu Tommaso tratto in scenavi si fermi, e s’accontentiche rivolga a lui la vena,

onde s’abbia quel tributod’amor vero e giusta stima,quell’abbraccio e quel salutocon cui termino la rima.