Queste mie rime, ov'io vostra beltade

Scipione Maffei (1675–1755)

Queste mie rime, ov’io vostra beltateVò dipingendo sì, che in ogni parte,Donna, se n’ode il suono, e queste carte,Che favellan di voi, non isprezzate.Che quando al tempo, in cui tarda è pietate,Verravvi in ira quel cristal, che in parteVi additerà vostre bellezze sparte(Ahi quanto può sovra di noi l’etate!).Allor queste leggendo, i vostri affanni,Come in speglio miglior, temprar potrete,Ov’orma non sarà de’ vostri danni.Quivi, qual foste già, non qual sarete,Con diletto mirando, in onta agli anni,Vostre belle sembianze ancor vedrete.