Elementi di pittura

Leon Battista Alberti (1404–1472)

Opere volgari — Nota sul testo

A) TESTIMONIANZE

a) Redazione volgare

Cambridge (Mass.)

Harvard College Library

1. Cod. Typ . 422, I (H).

Cod. cart. sec. XV, cc. 8 non numerate. Contiene, adesp. e anepigr., gli Elementi di pittura.

Cfr. Faye & Bond, Supplement to De Ricci & Wilson, Census of Medieval and Renaissance mss in the U. S . and Canada cit., New York, 1962, p. 277.

Verona

Biblioteca Capitolare

2. Cod. CCLXXIII (V), cc. 138r-143v.

Per la descrizione del cod. vedi p. 300 di questo volume.

EDIZIONE

L. B. Alberti Opera inedita, a cura di G. Mancini, Firenze, 1980, pp. 48-64 (testo volgare e testo latino a fronte). Ed. basata sul cod. veronese.

b) Redazione latina

MANOSCRITTI

Bologna

Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio

1. Cod. A 266.

Miscellanea cart. sec . XVI. Contiene varie opere sulla geometria e sulla prospettiva (tra cui l’opera di Pietro dal Borgo).

A cc. 122-26: L. B . Alberti Flor. Picturae Elementa ad Theodorum Gazam.

Per la descrizione del cod. vedi Mazzatinti, Inventari, vol. XXX, p. 11O.

Cues

Biblioteca dell’Ospedale

2. Cod. 112.

Miscellanea cart. secc . XV-XVI . Contiene, a cc. 67-73, L. B. Alberti Elementa artis pictoriae, preceduta dalla lettera «ad Theodorum»).

Cfr. J. Marx, Verzeichnis der Handschriften- Sammlung des Hospital zu Cues, Trier, I905, p. 110.

Firenze

Biblioteca Nazionale

3· Cod. Magl. XVII. 6 (F).

Miscellanea cart. sec . XVII . Contiene tre opere dell’Alberti: cc. 169r-175v, Elementa Picturae; cc. 176-186, Breve compendium de statua; cc. 187-193, De componendis cifris (incompleto).

Biblioteca Riccardiana

4. Cod. 927 (FR).

Cod. cart. sec . XVI . Contiene varie opere dell’Alberti: cc. 1r-10v, Elementa picturae; cc. 12-31, De componenda statua; cc. 33-56, De componendis cifris; cc. 59-67, Trivia senatoria.

Cfr. P. O. Kristeller, Iter italicum cit., I, p. 210.

Lucca

Biblioteca Governativa

5. Cod. 1448 (L).

Cod. cart. sec . XVI (rsr8), cc. 54 numerate saltuariamente. Contiene soltanto Elementa picturae (1r-8r) e De pictura dell’Alberti.

Per la descrizione del cod. vedi sopra a p. 302.

Milano

Biblioteca Ambrosiana

6. Cod. O. 80. sup. (A).

Cod. cart. secc . XV-XVI, contenente varie opere dell’Alberti; a cc. 53r-60r, Elementa Picturae ad Theodorum (sec. XV).

Cfr. anche sopra a p. 302.

North Carolina

University Library

7. Cod. 90 (già del rev. A. B. Hunter); cart. sec. XVI (NC).

Contiene dell’Alberti De pictura e Elementa picturae. Per la descrizione del cod. vedi sopra a p. 302 n.

Oxford

Bodleian Library

8. Cod. Canon. Misc. 121.

Cod. cart. secc. XV -XVI . Contiene a cc. 1-47, L. B. Alberti De pictura; a cc. 47r-54v, Elementa picturae.

Vedi H. O. Coxe, Cod. Ms. Bibl. Bodl. Pars Tertia, Codd. Graecos et Latinos Canonicianos complectens, Oxford, 1854, p. 509, e cfr. sopra a p. 303.

9. Cod. Canon. Mise. 172 (O).

Cod. cart. sec . XV: grande silloge di opere albertiane copiata intorno al 1487. A cc. 221r-225r, Elementa picturae.

Descritto in H. O. Coxe, Cod. Ms. Bibl. Bodleianae Pars Tertia cit., pp. 553-54 (cfr. L. B. Alberti, Musca: Vita S. Potiti, a cura di C. Grayson, Firenze, I954, pp. 10 sgg.).

Parigi

Bibliothèque Nationale

10. Cod. Lat. 10252.

Vedi H. Delisle, «Inventaire des mss conservés à la Bibliothèque Royale», in Bibl. de l’Ècole des Chartes, vol. XXIII, 1862, p. 503.

Roma

Biblioteca Vaticana

11. Cod. Ottob. Lat. 1424 (R).

Cod. cart. sec . XV, contenente L. B . Alberti, Opera selecta, tra cui, a cc. 26r-30v, Elementa picturae, anepigrafo.

Vedi p. 303 del presente volume.

Torino

Biblioteca Nazionale

12. Cod. 1184 (T).

Utilizzato dal Mancini per la sua ed.; ora distrutto. .

Verona

Biblioteca Capitolare

13. Cod. CCLXXIII (V).

Miscellanea cart. sec. XVI . Cfr. sopra a pp. 300 e 341.

EDIZIONI

1. Gli elementi di pittura per la prima volta pubblicati con un discorso sulla parte avuta dall’Alberti nel rimettere in onore la lingua italiana, a cura di G. Mancini, Cortona, 1864; ed. basata sui due codd. fiorentini.

2. L . B. Alberti Opera inedita, cit. sopra, pp. 47-65; ed. basata sulla precedente e su altri due. codici: il milanese e un manoscritto torinese (n. 1184), ora distrutto.

B) LA PRESENTE EDIZIONE

Come la Pittura così gli Elementi esistono in doppia redazione. Ma nel caso degli Elementi non c’è dubbio che la versione volgare fosse composta prima della latina, che l’Alberti fece ad istanza dell’amico Teodoro Gaza. Non sappiamo il nome della persona a cui egli indirizzò la redazione volgare. La dedica del testo latino invece (che sviluppa la stessa materia della dedica del testo volgare) non solo ci fornisce il nome di Teodoro, ma spiega anche le ragioni della traduzione in latino e indica chiaramente che almeno questa è posteriore alla Pittura. Sembra probabile però, data la stretta somiglianza tra gli Elementi e i «rudimenta» del Lib. I della Pittura, e a giudicare dalla frase «meorum civium gratia edita» adoperata nella dedica al Gaza con riferimento alla redazione volgare, che questa dovesse risalire almeno al periodo del soggiorno fiorentino dell’Alberti se non adirittura allo stesso giro di tempo in cui stese l’opera maggiore sulla pittura. Per la data della traduzione latina invece bisognerà forse scendere fino all’epoca di Niccolò V quando il Gaza fu a Roma insieme con l’Alberti (1450-55).

Si vede già dalle testimonianze manoscritte che, come nel caso della Pittura, la redazione volgare degli Elementi ha avuto molto meno fortuna di quella latina. Se l’opuscolo volgare fu effettivamente composto dall’Alberti per i suoi concittadini fiorentini, fatto sta che esso oramai sopravvive in due soli codici, ambedue di provenienza settentrionale e con forti impronte linguistiche del nord d’Italia. Sarà certamente passato attraverso altre copie, ora perdute, o che noi non siamo riusciti a rintracciare. Ma la tradizione manoscritta è non soltanto magra e non toscana, è anche piuttosto corrotta, e per ragioni evidenti. Basta leggerlo per rendersi conto delle forti possibilità di incorrere in errori ed omissioni nel trascriverlo: è un testo quasi da far impazzire il copista. Per fortuna, anche se presenta simili problemi per i copisti, la tradizione manoscritta della redazione latina ci offre un testo migliore e più completo, e con ciò la possibilità di correggere alcuni errori nella redazione volgare: entro certi limiti però, perché la versione più tarda non è una semplice traduzione, ma una redazione per certi rispetti più ampia che sembra anche aver subito ritocchi ulteriori alla dedica al Gaza. Conviene perciò trattare i due testi (come le due redazioni della Pittura) come indipendenti e interdipendenti allo stesso tempo.

Per il testo volgare ci siamo basati sul cod. V, servendoci liberamente però del meno corretto, ma talvolta più completo cod. H, e controllando la lezione con quella del testo latino (di cui si dirà sotto). Pare poco probabile che questi due codici riflettano la lingua dell’Alberti; e in questo caso siamo intervenuti alquanto più del solito per emendare non solo la grafia ma anche, sebbene raramente, le forme linguistiche. Oltre alla riduzione delle grafie latineggianti secondo le norme già esposte nel vol. I, abbiamo: reso con la doppia le serie costanti nei codd. di quelo, tuta, mezo, magiore, legiendo, ecc.: introdotto il raddoppiamento sintattico nella serie de la, a la, quel ultimo, ecc.; reso li con gli davanti a vocale o s + consonante, e x intervocalico con s in bisogna (adottando però ragione da H in luogo del raxon di V); livellato le oscillazioni in vano / vanno, superficie / superfitie (con c), spacio / spatio (con z), qualunche / qualunque, fori / fuori (o fuora); sostituito quale a quali (singolare), queste a un raro questi (plur. femm.), forse a forsi, così a cusì. Abbiamo lasciato stare le altre oscillazioni del cod. V, tra cui le desinenze in -amo accanto a -iamo della I pers. plur. del presente (certamente non ignote all’Alberti in altre opere; cfr. la Grammatica); ma nei casi di -amo per -ammo della I pers. plur. del perfetto abbiamo preferito quest’ultima forma per ragioni di chiarezza lasciandoci guidare nell’identificazione di tali casi dai tempi del testo latino (p. es . consideramo a p. 3, 3 e 24). Ci siamo permessi alcune integrazioni (indicate da parentesi uncinate), in base al confronto col testo latino, laddove il senso ci sembrava richiederle ed era facile che qualche parola fosse caduta dalla penna del copista. Non abbiamo cercato però di adeguarlo in altri modi al testo più ampio della redazione latina. Per facilitare il confronto tra i due testi abbiamo diviso l’opuscolo in dieci paragrafi, segnati A, B, C, ecc., ed entro questi paragrafi numerato 1, 2, 3, ecc. le varie ‘diffinizione’ o esercitazioni. In mancanza di indicazione contraria, i numeri corrispondono tra un testo e l’altro. Le indicazioni contrarie sarebbero o l’asterisco, che significa che quel tale comma del testo volgare non figura nel testo latino (o viceversa), oppure un numero tra parentesi tonde alla fine di un comma, il quale significa che nell’altro testo quel comma è collocato in ordine diverso e precisamente sotto il numero indicato tra parentesi.

I problemi filologici connessi col testo latino sono di carattere diverso. In sostanza, le varianti tra i codici V e H del testo volgare sono relativamente poche. Più sostanziali invece si rivelano le varianti tra alcuni codici del testo latino, tanto da far sorgere l’ipotesi di una revisione almeno parziale dell’opuscolo da parte dell’autore. Per la presente edizione ci siamo limitati a collazionare quattro codici (L, O, R, V) e a tener conto delle varianti di altri quattro (F, FR, A, T) adoperati dal Mancini per le sue edizioni. Nell’apparato che segue indichiamo con M la seconda edizione del Mancini. Le varianti più importanti si registrano nella sezione E del testo, in cui i comma non soltanto sono molto più numerosi rispetto al testo volgare, ma nei codici latini da noi esaminati son disposti in ordini diversi tra di loro, e in un codice, R, notevolmente ampliati dalla presenza di quattro esercitazioni che non figurano altrove, né hanno riscontro nel testo volgare. È più probabile che queste siano aggiunte fatte forse in un secondo tempo e dopo la dedica al Gaza della «traduzione», anziché parti del testo «originale» cadute poi per errore di omissione dalla tradizione manoscritta. Che siano aggiunte d’autore è ipotesi attendibile se non sicura. Per i particolari si veda l’apparato, p. 119, 23 sgg., e cfr. pure p. 119, 13.

Per rimanere più vicino al testo volgare e forse anche alla versione latina presentata a Teodoro Gaza, abbiamo scelto come base del nostro testo il cod. O (grande ed importante silloge di opere latine dell’Alberti), correggendolo ed integrandolo in alcuni punti con l’aiuto degli altri codici e dell’edizione del Mancini, e registrando nell’apparato tutte le varianti significative. Ne risulta, crediamo, se non un testo critico definitivo, almeno un testo più corretto e più chiaro di quello del Mancini.

C) APPARATO CRITICO

a) Testo volgare

b) Testo latino

Note