Mozart et Don Juan

Paul Scudo (1806–1864)

Il en est un plus grand, plus, beau, plus poétique,Que personne n’a fait, que Mozart a rêvé,Qu’Hoffmann a vu passer, au son de la musique,Admirable portrait qu’il n’a point achevé….

Placido è il mar, andiamo…

Fin ch’ han dal vinoCalda la testa,Una gran festaFa preparar.

Permè si va nella citta dolente,Permè si va nell’ eterno dolore.

Voglio far il gentiluomoE non voglio piu servir,

Ah ! gia cade il sciagurato…

Gia dal seno palpitanteVeggo l’ anima partir,

Lascia, o cara,La rimembranza amara !

Ah ! chi mi dice maiQuel barbaro dov’ è ?

Cerchiam di consolareIl suo tormento.

Cosi ne consolòMille e otto cento.

La ci darem la manoLa mi dirai di si.

Vorrei, e non vorreiMitrema un poco il cor.

Quali colombe dal desio chiamate.

Quel giorno piu non vi leggemmo avante…

Non ti fidar, o misera,Di quel ribaldo cor !Me già tradi quel barbaro,Te vuol tradir an cor.

Cieli ! che aspetto nobile !Che dolce maestà !

La povera ragazzaÈ pazza, amici mei :

Certo moto d’ignoto tormento,

Che mi dicePer quella infelice,

At illaFlet noctem, ramoque sedens miserabile carmenIntegrat, et moestis late loca fletibus implet.

Fin ch’ han dal vinoCalda la testa,

E le care tue manineLieta poi soprò bacciar !

Pace, pace, o vita mia !

Amans, heureux amans, voulez-vous voyager ?Que ce soit aux rives prochaines.

Su ! corraggio o buona gente !

Vieni un poco,In questo locoFortunataIo ti vo far…

Temo pel caro sposo,