A Vincenzo Monti

Ugo Foscolo (1778–1827)

Se tra’ pochi mortali a cui negli anniChe mi fuggîr fui caro, alcun ti chiedeNovella d’Ugo (chè il tacerne, troppoIndegno fora all’amor nostro, o Monti),Rispondi: in terra che non apre il senoDocile a’ rai del sole onnipotentiPassa la vita sua colma d’oblio:Doma il destriero a galoppar per l’onde;Sulle rocce piccarde aguzza il brando,E navigando l’oceán cogli occhi,D’Anglia le minacciate alpi saluta.M’udrai felice benedir, m’udraiCommiserar: tu fammi lieto a’ lieti,Dolente a’ dolorosi. Ognun sé pasceDel parer suo. Qual io mi viva, soloTu l’odi; e dove coronato libiAl genio e all’ira d’Alighieri, il cantoPedestre mio, cortese ospite, accogli.Non te desio propizïante all’araDella possanza in mio favor, nè chiedoVino al mio desco, o i tuoi plausi al mio verso;Ma cor che il fuggitivo Ugo accompagniOve fortuna il mena aspra di guai.Mi mentirà così, Vincenzo, quellaChe in molti uomini lèssi e in pochi libri(Poich’io cultor di pochi libri vivo)Aurea sentenza: amico unico è l’oro.