Atto terzo

Vittorio Alfieri (1749–1803)

Bruto Primo

SCENA PRIMA

Tiberio, Mamilio.

Tiberio Vieni, Mamilio, obbedir deggio al padre:

espressamente or or mandommi un messo,che ciò m’impone: al tramontar del solefuori esser dei di Roma.Mamil. Oh! come ardisceei rivocar ciò che con Roma interami concedea stamane ei stesso?...Tiberio Il soloquí rimanerti a te si toglie: in breveti seguiran fuor delle porte i chiestie accordati tesori. Andiam...Mamil. Che deggiodunque recare all’infelice Arontein nome tuo?Tiberio Dirai,... ch’ei sol non mertadi nascer figlio di Tarquinio; e ch’io,memore ancor dell’amistade nostra,sento del suo destin pietá non poca.Nulla per lui poss’io...Mamil. Per te, puoi molto.Tiberio Che dir vuoi tu?Mamil. Che, se pietade ancora

l’ingresso ottiene entro al tuo giovin petto,

dei di te stesso, e in un de’ tuoi, sentirla.Tiberio Che parli?Mamil. A te può la pietá d’Arontegiovare, (e in breve) piú che a lui la tua.Bollente or tu di libertá, non vediné perigli, né ostacoli: ma puoicreder tu forse, che a sussister abbiaquesto novello, e neppur nato appieno,mero ideale popolar governo?Tiberio Che libertade a te impossibil paja,poiché tu servi, io ’l credo. Ma, di Romail concorde voler...Mamil. Di un’altra Romaho il voler poscia udito: io te compiango;te, che col padre al precipizio corri. —Ma, Tito vien su l’orme nostre. Ah! forse,meglio di me, potrá il fratel tuo stessoil dubbio stato delle cose esporti.

SCENA SECONDA

Tito, Mamilio, Tiberio.

Tito Te rintracciando andava; io favellarti...

Tiberio Per or nol posso.Mamil. Immantinente trarmiei fuor di Roma debbe: uno assolutocomando il vuol del vostro padre. — Oh quantodi voi mi duole, o giovinetti!...Tiberio Andiamo,andiam frattanto. — Ad ascoltarti, o Tito,or ora io riedo.Tito E che vuol dir costui?Mamil. Andiam: narrarti io potrò forse in viaquanto il fratel dirti or volea.

Tito T’arresta.

Saper da te...Mamil. Piú che non sai, dirotti.Tutto sta in me: da gran perigli io possoscamparvi, io solo...Tiberio Artificiosi dettitu muovi...Tito E che sta in te?Mamil. Tiberio, e Tito,e Bruto vostro, e Collatino, e Roma.Tiberio Folle, che parli?Tito Io so che la iniqua speme...Mamil. Speme? certezza ell’è. Giá ferma e pienaa favor dei Tarquinj arde congiura:né son gli Aquilj a congiurare i soli,come tu il pensi, o Tito: Ottavj, e Marzj,e cento e cento altri patrizj; e molti,e i piú valenti, infra la plebe istessa...Tiberio Oh ciel! che ascolto?...Tito È ver, pur troppo, in parte:fero un bollor v’ha in Roma. A lungo, or dianzi,presso gli Aquilj si adunò gran gente:come amico e congiunto, alle lor casemi appresentava io pure, e solo esclusone rimanea pur io. Grave sospettoquindi in me nacque...Mamil. Appo gli Aquilj io stava,mentre escluso tu n’eri: è certa, è talela congiura, e sí forte, ch’io non temodi svelarvela.Tiberio Perfido...Tito Le viliarti tue v’adoprasti...Mamil. Udite, udite,figli di Bruto, ciò che dirvi io voglio. —S’arte mia fosse stata, ordir sí tosto

sí gran congiura, io non sarei per tanto

perfido mai. Per l’alta causa e giustadi un legittimo re, tentati, e voltia pentimento e ad equitade avreiquesti sudditi suoi da error compresi,traviati dal ver; né mai sarebbeperfidia ciò. Ma, né usurpar mi deggio,né vo’, l’onor di cosa che arte nulla,né fatica, costavami. Discioltodianzi era appena il popolar consesso,ch’io di nascosto ricevea l’invitoal secreto consiglio. Ivi stuporeprendea me stesso, in veder tanti, e tali,e sí bollenti difensori unirsidegli espulsi Tarquinj: e a gara tuttimi promettean piú assai, ch’io chieder loronon mi fora attentato. Il solo Sestochiamavan tutti alla dovuta pena.Ed è colpevol Sesto; e irato il padrecontr’esso è piú, che nol sia Roma; e interane giurava ei vendetta. Io lor fea notoquesto pensier del re: gridano alloratutti a una voce: «A lui riporre in tronodarem la vita noi». Fu questo il gridodella miglior, della piú nobil partedi Roma. — Or voi, ben dal mio dir scorgete,ch’arte in me non si annida: il tutto io svelo,per voi salvar; e per salvare a un tempo,ov’ei pur voglia, il vostro padre istesso.Tiberio — Poiché giá tanto sai, serbarti in Romastimo il miglior, fino al tornar del padre.Veggo or perché Bruto inviò sí rattoil comando di espellerti; ma tardopur mi giungea...Tito Ben pensi: e ognor tu intantosovr’esso veglia. Il piú sicuro asilo

per custodir costui, la magion parmi

de’ Vitellj cugini: io fuor di Romavolo, il ritorno ad affrettar del padre.Mamil. Franco parlai, perché di cor gentileio vi tenni; tradirmi ora vi piace?Fatelo: e s’anco a Bruto piace il sacrodiritto infranger delle genti, il faccianella persona mia: ma giá tant’oltrela cosa è omai, che, per nessun mio danno,util toccarne a voi non può, né a Bruto.Giá piú inoltrata è la congiura assai,che nol pensate or voi. Bruto, e il collega,e dell’infima plebe la vil feccia,sono il sol nerbo che al ribelle ardireomai rimane. Al genitor tu vanne,Tito, se il vuoi; piú di tornar lo affretti,piú il suo destin tu affretti. — E tu, me tostoappo i Vitellj traggi: ivi securo,piú assai che tu, fra lor starommi.Tiberio Or qualeempio sospetto?...Mamil. Di evidenza io parlo;non di sospetto. Anco i Vitellj, i fidiquattro germani della madre vostra;essi, che a Bruto di amistade astrettieran quanto di sangue, anch’essi or vonnoripor Tarquinio in seggio.Tito Oh ciel!...Tiberio Menzognafia questa...Mamil. Il foglio, ove i piú illustri nomidi propria man dei congiurati stanno,convincer puovvi? — Eccolo: ad uno ad unoleggete or voi, sotto agli Aquilj appunto,scritti i quattro lor nomi.Tiberio Ahi vista!

Tito Oh cielo!

che mai sará del padre?...Tiberio Oh giorno! Oh Roma!...Mamil. — Né, perch’io meco or questo foglio arrechi,crediate voi che al mio partir sia annessodella congiura l’esito. Un mio fidonascoso messo è giá di Roma uscito;giá il tutto è omai noto a Tarquinio appieno.Dalla vicina Etruria a lui giá molticorrono in armi ad ajutarlo; il fortere di Chiusi è per lui; Tarquinia, Veja,Etruria tutta in somma, e Roma tutta;tranne i consoli, e voi. Questo mio foglionull’altro importa, che in favor dei nomila clemenza del re. Col foglio a un tempome date in man del genitore: a riviscorrer farete dei congiunti vostriforse il sangue per or; ma, o tosto, o tardi,a certa morte il genitor trarrete:e il re fia ognor Tarquinio poscia in Roma.Tito Ah! ch’io pur troppo antivedea per tempoquant’ora ascolto. Al padre io ’l dissi...Tiberio A scabropasso siam noi. Che far si dee? deh! parla...Tito Grave periglio al genitor sovrasta...Tiberio E assai piú grave a Roma...Mamil. Or via, che valeil favellar segreto? O fuor di Romatrar mi vogliate, o di catene avvintoritenermivi preso, a tutto io sonopresto omai: ma, se amor vero del padre,e di Roma vi punge, e di voi stessi;voi stessi, e il padre in un salvate, e Roma.Ciò tutto è in voi.Tito Come?...Tiberio Che speri?...

Mamil. Aggiunti

di propria mano i nomi vostri a questi,fia salvo il tutto.Tiberio Oh ciel! la patria, il padrenoi tradirem?...Mamil. Tradiste e patria e padre,e l’onor vostro, e i tutelari Numi,allor che al re legittimo vi osasteribellar voi. Ma, se l’impresa a finevi avvenía di condurre, un frutto almenodal tradimento era per voi raccolto:or che svanita è affatto, (ancor vel dico)col piú persister voi trarrete, e invano,la patria e il padre a fere stragi, e voi.Tito Ma dimmi; aggiunto ai tanti nomi il nostro,a che ci mena? a che s’impegnan gli altri?Mamil. A giuste cose. Ad ascoltar di boccapropria del re le sue discolpe; a farvigiudici voi, presente il re, del nuovomisfatto orribil del suo figlio infame;a vederlo punito; a ricomporresotto men duro freno in lustro e in pacela patria vostra... Ah! sovra gli altri tutti,liberatori della patria verinomar vi udrete; ove stromenti siatevoi d’amistade infra Tarquinio e Bruto;nodo, che sol porre or può in salvo Roma.Tito Certo, a ciò far noi pur potremmo...Tiberio Ah! pensa...Chi sa?... Forse altro...Tito E ch’altro a far ci resta?Possente troppo è la congiura...Tiberio Io d’anniminor ti sono; in sí importante cosada te partirmi io non vorrei, né il posso:troppo ognora ti amai: ma orribil sento

presagio al core...

Tito Eppur, giá giá si appressala notte, e ancor coi loro prodi in Romané Collatin, né il padre, tornar veggio:ito ai Tarquinj è di costui giá il messo:stretti noi siam per ogni parte: almenoper or ci è forza il re placare...Mamil. È tardal’ora omai; risolvete: è vano il trarvida me in disparte. Ove in mio pro vogliate,o (per piú vero dire) in util vostroove adoprarvi ora vogliate, il megliofia il piú tosto. Firmate; eccovi il foglio.Me, di tai nomi ricco, uscir di Romatosto farete, affin che tosto in Romarieda la pace.Tito Il ciel ne attesto; ei leggenel cor mio puro; ei sa, che a ciò mi sforzasolo il bene di tutti.Tiberio Oh ciel! Che fai?...Tito Ecco il mio nome.Tiberio — E sia, se il vuoi. — Firmato,ecco, o Mamilio, il mio.Mamil. Contento io parto.Tito Scortalo dunque tu; mentr’io...

SCENA TERZA

Littori, Collatino con numerosi soldati,

Tito, Mamilio, Tiberio.

Collatino Che veggo?

Ancor Mamilio in Roma?Tiberio Oh cielo!...Tito Oh vista!Oh fero inciampo!

Coll. E voi, cosí servaste

l’assoluto incalzante ordin del padre? —Ma, donde tanto il turbamento in voi?Perché ammutite? — Al ciel sia lode; in tempoio giungo forse ancora. — Olá, littori,Tito e Tiberio infra catene avvintisian tosto...Tito Deh! ci ascolta...Coll. In breve udravviRoma, e il console Bruto. Alla paternamagion traete i due fratelli; e quivisu lor vegliate.Tiberio Ah Tito!

SCENA QUARTA

Collatino, Mamilio, Soldati.

Coll. E voi, costui

fuor delle porte accompagnate...Mamil. Io vennisotto pubblica fede...Coll. E invíolato,sotto pubblica fe, che pur non merti,ne andrai. — Quinto, mi ascolta. —

SCENA QUINTA

Collatino.

Oh ciel! qual fia

il fin di tante orribili sventure?... —Ma, pria che giunga Bruto, a tutto intantoquí provveder, con ferreo cor, m’è forza.