Epigrammi (Alfieri, 1903)

Vittorio Alfieri (1749–1803)

Indice

I. Signor, perché del tuo disutil peso

II. Tutto a contanti recano i Britanni

III. Tu m'inviasti (e fu maligno il dono)

IV. Oh degli antiqui cavalier ben degna

V. Alta due palmi e mezzo a tre non giunge

VI. Clizia, mondana ancor, ben mille amanti

VII. Angli che dite, ei non fu vostro re

VIII. Io non so se più amico

IX. A donna un uom non basta

X. Son dur, lo seu, son dur, ma i parlo a gent

XI. S' l' è mi ch' son d' fer o j' Italian d' potìa

XII. Mi trovan duro

XIII. Tutto rosso fuor che il viso

XIV. Papa infallibile

XV. Dare e tor quel che non s'ha

XVI. Fosco, losco e non Tosco

XVII. Tolti di mie tragedie i due t'hai tu

XVIII. Tragedie due già fe'

XIX. Gli Angli, già liberi, or vendon sè

XX. Pedanti, pedanti

XXI. Uom di corte e di fede

XXII. Il papa è papa e re

XXIII. Hammi il vostro biasmarmi assai laudato

XXIV. La nullità dell'uno inserto al zero

XXV. Approvazione

XXVI. Toscani, all'armi

XXVII. Più d'un le piace

XXVIII. Tigre coniglio

XXIX. Biasmando laudate

XXX. Un Arcivescovo

XXXI. L'uom che in un sol sonetto

XXXII. A voler mordere

XXXIII. Di Firenze è scacciato

XXXIV. Io professor dell'università

XXXV. Sono il Moschi e il Gramosi una pariglia

XXXVI. Sia pace ai frati

XXXVII. Padre trent'anni muto il Pretendente

XXXVIII. Ce grand procès, à mon avis

XXXIX. Che pretende il Pretendente

XL. Il bestemmiar gli Angeli, i Santi e Dio

XLI. Mai non pensa altro che a se

XLII. Donna, che altrui togliendo ogni speranza

XLIII. Cent soixante notables

XLIV. D'invidietta pregno

XLV. L'oro pria, poscia il sangue, indi la fama

XLVI. Un vil proverbio corre

XLVII. Qual dei due Bruti è il primo

XLVIII. Ci va dicendo Orpel ch'ei mai non dorme

XLIX. Semi-Claudi imperanti

L. De' principi il flagello

LI. Mordimi, prego, ma co' denti tuoi

LII. Gli equestri re, che instatuarsi al vivo

LIII. Dio la corona innesta

LIV. A tre cose non mai congiunte pria

LV. Massirizio tutto sa

LVI. Capitano; è parola

LVII. Ho visto già quel ch' è

LVIII. Lauda tu sol te stesso

LIX. L'arte sua ciascun faccia. Il vero scriva

LX. Forse alcun pregio aveano

LXI. A diverbio un eunuco era venuto

LXII. Chi fu, che fece e che mertò costui

LXIII. Vuoti il capo, le man, la borsa e il cuore

LXIV. Crudo è lo scherzo, che vien fatto a voi

LXV. Il raccoglier brutture per le strade

LXVI. Chi di parer non cura, un uom fors'è

LXVII. D'ampia guerra brevissima rassegna

LXVIII. Al mio nascer ci fui, ma mezzo appena

LXIX. Spogliar chi mal suoi panni difendea

LXX. Libertà che vuol tormisi lung'Arno

LXXI. Fattisi in Gallia re gli avvocatuzzi

LXXII. Sacro ebbi già di cittadino il nome

LXXIII. Mi vien da rider, quand'io sento dire

LXXIV. Per abborrir quanto è dovere i Galli

LXXV. Festevol motto arguto

LXXVI. Al Doge, ed ai suoi Veneti, giudizio

LXXVII. Lucca, a te forse contro al Gallo crudo

LXXVIII. Poiché il destino ci vuol pur divisi

LXXIX. Base di ogni opra bella, il nascer bene

LXXX. Nei prolissi calzononi

LXXXI. Ecco nascer Penelope da Frine

LXXXII. Non che a te, fida suora, ai più remoti

LXXXIII. Dopo tanti gran secoli da cani

LXXXIV. Il soggiacer a un re assoluto, è un guai

LXXXV. Volar non pon senz'ali i Galli-cani

LXXXVI. Per liberarmi

LXXXVII. Chi in Bisanzio, chi in Grecia e chi in Egitto

LXXXVIII. Molti siete; i' son uno

LXXXIX. In Levante audaci e preste

XC. Perch'ei cangi impostura

XCI. Vedete, s'io son tondo

XCII. Benché nulla importar ti dee di Quelli

XCIII. Fra l'opre tutte degl'Iddii più altere

XCIV. Nel punto in cui di Galli armati schiavi

XCV. Nabidi, e Cato; ripugnanti sempre

XCVI. Di Venezia, e di Genova, e di Roma

XCVII. Sia l'avvenir qual vuolsi, a me pur sempre

XCVIII. Sempre eccellenti i Galli in altere opre

XCIX. Agli Europei propongono i Francesi

C. Vanto primo, è il formar cose novelle

CI. Mista coll'irto crin, del crin più sconcia

CII. In Campidoglio un teschio di cavallo

CIII. Du' avvocati, due medici e un chirurgo

CIV. Di libertade il vero arbor son io

CV. Due parole enimmatiche

CVI. Securo alfìn l'italo Alfier qui giace

CVII. Dei Francesi per togliersi la noia

CVIII. Due Consolini appesi a un Ciondolone

CIX. Baionette, cannon, tamburi e schioppo

CX. E qui il socco, se in piede anco mi sta

CXI. Le prime quattro Alfieriche; la quinta

CXII. Forse inventava Alfieri un ordin vero

CXIII. Queste tue polveri

CXIV. Fame, imbratta d'inchiostro

CXV. Odo ogni uomo arditamente

CXVI. Re, confessori, medici, avvocati

CXVII. Dai Galli in rima le tragedie fersi

CXVIII. Filippo, abbozzo sudicio qual sei

CXIX. Rado nuoce il tentar; talvolta giova

CXX. Lasciai la spoglia, ma il furor non lasso

CXXI. Le forti rocche, cui né prender mai

CXXII. Chi dai miei Bruti tien dissimil me

CXXIII. Le Mosche e l'Api