Era l'amico, che il destin mi fura
La virtù sconosciuta
Era l’amico, che il destin mi fura,Picciol di corpo, e di leggiadre forme;Brune chiome, occhi ardenti, atto conforme;E scritto in viso: Io son d’alta natura.Liberissimo spirto in prigion duraNato, ei vi stava qual leon che dorme;Ma il viver nostro fetido e difformeBen conoscea quell’alma ardita e pura.Null’uom quasi apprezzando, (a dritto forse)Nullo pur ne odíava; e a tutti umano,Sol ben oprando ei stesso, i rei rimorse.Troppa era ei macchia al guasto mondo insano:Invidia, credo, i lividi occhi torse,E a Morte cruda lo accennò con mano.