XXXVII. Come scriverà, d'ora innanzi, le sue tragedie
Rime varie
Non piú scomposta il crine, il guardo orrendoIn fuoco d’ira fiammeggiante il volto,Né parlar rotto, e da mollezza sciolto,Né furor piú, né minacciar tremendo;Non piú sforzarvi a inorridir piangendo;Non piú il coturno e il manto in sangue avvolto;Né il grondante pugnale in me rivolto:Tutt’altra omai di appresentarmi intendo.Io canterò d’amor soavemente,
Molle udirete il flauticello mioL’aure agitare armoniosamentePer lusingar l’eterno vostro obblio.Poi, per scolparmi, alla straniera genteDirò: l’Itala son Melpomen’io.
I.
Mi trovan duro;Anch’io lo so:Pensar li fo.Trovanmi oscuro?Mi schiariràPoi libertà.
II.
Toscani, all’armi;Addosso ai carmiD’uom, che non nacqueD’Arno sull’acque.Penna, e cervello;L’inchiostro c’è,Ma sbiadatelloPiú che non de’.Su via, che dite!Non li capite?Vi paion strani?— Saran Toscani.Son duri, impuri,Stentati, oscuri,Irti, intralciati?— Saran pensati.