Le poesie di Catullo — 8

Catulle (84–54 a. C.)

Traducción anónima del latín

Lascia, o Catullo — triste, i sogni di prima,E quanto hai visto — perir, perduto estima.

Giorni felici — per te splendeano alloraChe andavi spesso — dove alla tua signora

Piaceva, a lei — c’hai di così profondoAffetto amata — come nessuna al mondo.

Oh giochi, oh pugne — soavi, ch’io bramavaRifare, e ch’ella — pur negando, accordava!

Quelli eran giorni — quelli! Or mutato ha stile:Tutto or ti nega; — ma tu non esser vile;

Non correr dietro — a lei; non viver gramaVita, ma fermo — sprezza chi più non t’ama.

Addio, signora: — d’un sordo idolo al piedeNon più Catullo — trepido prega e chiede.

Ah, t’addolori — che niun ti prega? IngrataFemmina, è questa — la vita a te serbata.

Or chi più, dimmi, — ti cercherà? Chi maiCon le tue forme — leggiadre adescherai?

Chi avrà il tuo core? — Di chi dirai: son sua?Chi vorrà i baci — della boccuccia tua,

I baci, i morsi? — Ma non esser fanciullo;Dura ostinato, — sii di sasso, o Catullo!