Chi è fermato di menar sua vita

Francesco Petrarca (1304–1374)

Canzoniere

Chi è fermato di menar sua vitasu per l’onde fallaci et per gli scogliscevro da morte con un picciol legno,non pò molto lontan esser dal fine:però sarrebbe da ritrarsi in portomentre al governo anchor crede la vela.

L’aura soave a cui governo et velacommisi entrando a l’amorosa vitaet sperando venire a miglior porto,poi mi condusse in piú di mille scogli;et le cagion’ del mio doglioso finenon pur d’intorno avea, ma dentro al legno.

Chiuso gran tempo in questo cieco legnoerrai, senza levar occhio a la velach’anzi al mio dí mi trasportava al fine;poi piacque a lui che mi produsse in vitachiamarme tanto indietro da li scoglich’almen da lunge m’apparisse il porto.

Come lume di notte in alcun portovide mai d’alto mar nave né legnose non gliel tolse o tempestate o scogli,cosí di su da la gomfiata velavid’io le ’nsegne di quell’altra vita,et allor sospirai verso ’l mio fine.

Non perch’io sia securo anchor del fine:ché volendo col giorno esser a portoè gran vïaggio in cosí poca vita;poi temo, ché mi veggio in fraile legno,et piú che non vorrei piena la veladel vento che mi pinse in questi scogli.

S’io esca vivo de’ dubbiosi scogli,et arrive il mio exilio ad un bel fine,ch’i’ sarei vago di voltar la vela,et l’anchore gittar in qualche porto!Se non ch’i’ ardo come acceso legno,sí m’è duro a lassar l’usata vita.

Signor de la mia fine et de la vita,prima ch’i’ fiacchi il legno tra gli scoglidrizza a buon porto l’affannata vela.