L’Arétin, sa vie et ses oeuvres — 01
Sotto Milan dieci volte non ch’unaMi disse : Pietro, se di questa guerraMi scampa Dio, e la buona forluna,Ti voglio impadronir della tua terra…
« Tu ne dirai, e farai tante, e tante,Lingua fracida, marcida, et senza sale,Che alfin si troverà pur un pugnaleMiglior di quel d’Achille, e più calzante.Il papa è papa, e tu sei un furfante,Nudrito del pan d’altrui, e del dir male ;Un piè hai in bordello, e l’altro nello spedale :Storpiataccio, ignorante, ed arrogante,
Giovammatteo e gli altri ch’egli ha presso,Che per grazia de Dio son vivi, e sani,T’affogheranno ancora un de’ nun cesso.Boja scorgi i costumi tuoi ruffiani :E se pur vuoi cianciar, di di te stesso.Guardati il petto e la testa e le mani :Ma tu fai come i cani,Che dà pur lor mazzate, se tu sai,Scosse che l’hanno, son più bei che mai.Vergognati oggimai,Prosuntuoso, porco, mostro infame,Idol del vituperio, e della fame.Ch’un monte di letameT’aspetta, manigoldo sprimacciato,Perchè tu muoja a tue sorelle a lato ;Quelle due, sciagurato,Chai nel bordel d’Arezzo a grand’onore.A sgambettar che fa lo mio amore.Di queste, traditore,Dovevi far le frottole, e novelle,E non del Sanga, che no ha sorelle.