Rime d'amore — Libro II

Torquato Tasso (1544–1595)

Libro II.

RIME PER LAURA PEPERARA

NOTA

Non era ancor spenta l’eco delle ultime rime per la Bendidio, come nel primo componimento di questo secondo libro è chiaramente accennato, che Torquato, passando le vacanze estive del 1563 presso il padre in Mantova, si innamorò di Laura Peperara, figlia giovinetta di ricchi mercanti di quella città, come ho narrato nella mia Vita di T. Tasso cit., I, pp. 97-100.

Il canzoniere per la Peperara può essere distribuito in tre parti. La prima comprende il tempo dall’innamoramento fino a quando il poeta dovette lasciare l’amata per tornare agli studi in Padova con il proponimento di rendersi degno di lei (n. 1-27). La seconda, n. 28-47, si estende dal 1561 al 1567, ne’ quali anni Torquato fu assai di frequente a Mantova presso il padre, chiamatovi anche, come è certo, dall’amore per Laura: la quale tuttavia gli imponeva, pare, molto riserbo, mentre egli tentava invano di persuaderla all’amore, rodendosi di sdegno e di gelosia. I n. 43-45 alludono a una malattia di Laura; vinta la quale la giovinetta si recò in villa, salutata dal poeta con alcune vaghissime stanze (n. 46). Il sonetto n. 47 allude alla grave malattia sofferta da Torquato in Mantova nel settembre 1567 (cfr. Vita di T. Tasso, I, pp. 119-120), quando egli attribuí la sua salute ad una visita di Laura. Le composizioni del terzo gruppo, fino al n. 59, sono d’intonazione schiettamente cortigiana, e paiono composte dopo il febbraio 1579 quando Laura andò a Ferrara come dama della duchessa Margherita Gonzaga: ho qualche dubbio sulla attribuzione di taluna di esse. Le altre, dal n. 60 al n. 72, tra le quali sono notevoli le due serie di madrigali musicali, furono composte per il matrimonio di Laura col conte Annibale Turco, avvenuto nel febbraio 1583: il n. 73 è un madrigale per la nascita di una loro bambina: il n. 74 allude a una malattia di Laura avvenuta in un tempo non precisato, ma posteriore al matrimonio; il n.° 75 è un madrigale che loda la bellezza di lei non offuscata dal tempo.

Tra le rime di occasione o d’encomio troveremo la Peperara ricordata in un sonetto alla duchessa Margherita (Né òr piú fino o piú pregiato asconde).

Indice

130. L’incendio, onde tai raggi uscîr già fôre

131. Dove nessun teatro o loggia ingombra

132. La bella aurora mia, ch’in negro manto

133. Questo sí vago don, sí nobil cinto

134. È vostra colpa, donna, o mia sventura

135. Con la saetta de la punta d’oro

136. Sian vomeri il mio stile e l’aureo strale

137. Non fonte o fiume od aura

138. Pastor, che vai per questa notte oscura

139. Messaggera de l’alba

140. Tu furi i dolci odori

141. Quando l’alba si leva e si rimira

142. Ogni pianta gentile

143. Ecco mormorar l’onde

144. Ore, fermate il volo

145. L’aura, che dolci spirti e dolci odori

146. Di che stame ordirò la vaga rete

147. Io mi sedea tutto soletto un giorno

148. Con qual focil meraviglioso, Amore

149. Or che riede Madonna al bel soggiorno

150. Come vento ch’in sé respiri e torni

151. Sí come torna onde si parte il sole

152. Voi mi chiedeste il core

153. Madonna gli occhi miei

154. S’a sdegno voi prendete

155. Se l’imagine vostra

156. In quell’etate in cui mal si difende

157. Donna, nel mio ritorno

158. D’onde togliesti il foco

159. D’aria un tempo nudrimmi, e cibo e vita

160. Poi che non spira al mio soave foco

161. Amor non è che si descriva o conte

162. Se amate, vita mia, perché nel core

163. Donna bella e gentil, del vostro petto

164. Vuol che l’ami costei, ma duro freno

165. Vorrei lagnarmi a pieno

166. Se taccio, il duol s’avanza

167. Donna, quella saetta

168. Quanto in me di feroce e di severo

169. Qual da cristallo lampeggiar si vede

170. Quest’arbor ch’è traslato al novo maggio

171. Già difendesti con ramose braccia

172. Luci, sovra ogni luce altiere e liete

173. I begli occhi ove prima Amor m’apparse

174. Or che l’aura mia dolce altrove spira

175. Vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle

176. Cinzia giammai sotto ’l notturno velo

177. Da l’arboscel che le sue verdi fronde

178. Per ch’io Laura pur segua e nel mio pianto

179. Sorgea per maraviglia un vivo lauro

180. Chi vuol veder come ne l’acque amare

181. Non è d’Arabia peregrina pianta

182. L’aura soave, al cui spirar respira

183. Di nettare amoroso ebro la mente

184. Il cor che m’involò, donna, un furtivo

185. Dal vostro sen qual fuggitivo audace

186. Chi è costei ch’in sí mentito aspetto

187. Eran velati i crespi e biondi crini

188. Quel dí che la mia donna a me s’offerse

189. Secco è l’arbor gentile

190. Fummo un tempo felici

191. Arsi mentre m’amaste

192. Laura, del vostro lauro in queste carte

193. In queste dolci ed amorose rime

194. La giovinetta scorza

195. Sovra le verdi chiome

196. Felice primavera

197. Mantova, se non basta il real nodo

198. Chi la felice pianta d’orïente

199. È regio questo lauro

200. Questa pianta odorata e verginella

201. De l’arboscel c’ha sí famoso nome

202. Picciola verga e bella

203. Secco era quasi l’odorato alloro

204. Giammai piú dolce raggio